COME NASCE UN'IDEA
Circa un anno fa, durante un allenamento con un'amica, vengo a sapere di una gara di circa 200 km nella zona di Cesenatico, non gli do peso, mi stavo allenando per il CRO e non nascondo di aver pensato "..e chi se ne frega". La vita va avanti poi di nuovo, vado alla via Marenca dove mi dicono "sai c'è anche Barnes che quest'anno è arrivato secondo alla nove colli"....penso "naaaa ma è una gara di ciclismo...l'ho fatta l'anno scorso". Torno a casa e potenza di internet ecco che si materializza ciò di cui avevo sentito parlare: NOVECOLLIRUNNING 202,4 KM 3220 D+ tutto asfalto. Di nuovo la vocina nella mia mente mi dice " naaa tutto asfalto..negativo". Passa il tempo, i km e i dislivelli, non nego che una sbirciatina saltuaria al sito la facevo, arrivo il freddo dicembre e sul pulman che collega l'areoporto di Lione con la città conosco Giovanni plurifinisher ovunque. Con lui mi ero soffermato a chiacchierare soprattutto della Spartathlon con solo un breve accenno alla Nove colli. Il tarlo però era entrato nella mia mente. Sono andato vedere come funziona lo Spartathlon. Molto semplice ti puoi iscrivere solo se hai un 100 sotto le 10h30' o se hai chiuso una 200 km. Il mio motto è "Piano piano...lentamente" non ho avuto nessun dubbio....NOVECOLLI RUNNING 2008! Un solo mi rimaneva un solo dubbio.......COME SI PREPARA?
L'ALLENAMENTO
Delle chiacchere fatte sul pulman con Giovanni mi avevano colpito due sue affermazioni " per preparare lo Sparatathlon non ho mai fatto un allenamento di più di 4 ore" e "io sono costante corro circa 100-120 km/settimana". Era quello che volevo sentir dire! Vi suonerà strano ma io, se stiamo parlando di allenamento, non ho mai fatto una seduta superiore ai 36 km e quindi quando mi ero documentato sulle 100 km su strada vedendo che erano previste sedute da 50-60 km (i lunghissimi) avevo lasciato perdere. Dopo la Saintelyon quindi mi sono messo sotto lavorando sulla continuità e sul kilometraggio settimanale e ho notato che riuscivo a sopportare settimane di allenamento da oltre 100 km e che ad allenarmi senza riposo per parecchi giorni di fila anche due volte al giorno (a febbraio non ho fatto un solo giorno di riposo). I mesi e i km passavano, tanto tanto tanto asfalto ogni tanto un bel TA ma poi asfalto "a manetta". Credo che le colline del comprensorio dei Berici abbiano perso qualche m di quota grazie al "TAM TAM" dei miei passi. Nella preparazione sono chiaramente rientrate anche le varie maratone di primavera. All'allenamento ho associato un approccio alle tecniche meditative centrate sulla respirazione credo che sia la strada giusta ma ci voglio anni per perfezionarla in gara ti evita pensieri strani tipo "mi ritiro"
LA GARA
"et voilà" 17 maggio ore 10:00 eccomi a Cesentaico le facce sono le solite...o meglio io sono la faccia nuova in mezzo alla crema dell'utra italiana. Ritrovo Ralf mio compagno nell'ultimo tratto dell'UTMB, Pieropaga (che a 20 km dalla fine andava come un treno), Cesconetto. Ore 12:00 benedizione del parroco e pronti via. I primi 21 km sono ad andatura controllata (circa 6' km anche un po' di meno). In questo tratto c'è anche il tempo per ridere e scherzare mi si avvicina Daniele per scambiare due parole gli rispodo "quando corro io non parlo molto perché ho poco fiato" lui si mette a ridere e allunga, due minuti dopo non possiamo che scoppiare tutti a ridere quando notiamo l'organizzazione tipicamente elvetica di Ivo Muller "Ultraman", che al seguito aveva mamma e fidanzata in macchina e papà in bicicletta, ad ogni sua alzata di braccio il padre gli passava la borraccia. Vista la scena ho pensato al mio portaboraccia con dentro un squizz e 1/2 litro d'acqua e gli 8 sacchetti della standa che l'organizzazione ti posizionava su ogni colle...meglio soli che mal accompagnati no? Arrivati alla base del primo colle breve ristoro e alle 14:00 via alla danze.....Il gruppo di testa vola via...vai Cesco vai... e io, rispettando rigorosamete il nome del primo colle (Polenta) imposto la mia andatura...un po' lenta appunto. Nel sito erano ben descitte le salite e me le ero studiate bene e avevo visto che la prima si poteva correre e così ho fatto. Fino a lì le sensazioni non erano buone, gambe un po' dure, testa che volava ma mi conosco e so benissimo che almeno per me le prime 2-3 pre di gara non fanno testo..e così è stato. Al ristoro sopra il primo colle Mario (l'organuizzatore, che credo che appena mi ha visto ha pensato "ma cosa è venuto a fare qui questo...non la finirà mai") mi ha chiesto come va e io senza pensarci gli ho risposto "Si può fare....piano piano lentamente" da lì è come se fosse scattato l'interruttore la testa ha smesso di volare e ha cominciato ad ascoltare il mio respiro e le gambe hanno cominciato ha girare. Ho cominciato a riprendere altri concorrenti andando con un bel passo regolare. Sul terzo colle mi sono cambiato per la notte che da lì a poco è giunta. La notte è un altra fase della gara che gradisco amo il suo silenzio rotto dall'incedere dei miei passi, la vista del solo mondo illuminato dalla mia frontale, la sua aria frizzante e il pensiero che mentre tutti dormono io corro. Mentre affronto le ultime rampe del Barbotto (4^ colle 84^ km) mi si sono aperte le visciche sotto il piede sinistro, il dolore era sopportabile per cui vasellina e via...ma l'appoggio sul piede sinistro non era più quello di prima. A Ponte Uso (101^ km) un passante mi chiede a che ora fossimo partite e esclama romagnolo stretto "già qui!" in quel momento ho realizzato che avevo fatto i primi 101 km in circa 11 ore 30' e ho pensato "beh allora potevo provare il passatore sotto le 10:30....pazienza". Poi sono ripiombato nel mio silenzio, nel controllo della mia mente e del mio respiro. Ogni tanto il pensiero volava a casa, ai sorrisi di mia figlia e mia moglie....e non nascondo che qualche lacrima è scesa. Prima dell'attacco del 7^ colle incrocio per l'ultima volta Mario che vedendomi in salita esclama "Bortolottttto sei un mostro!" sorrido e penso "ma glielo dico o no che sono Mudanda.....meglio di no....troppo lungo da spiegare e io...ho poco fiato ricordate?". Poco dopo il 7^ colle inizia ad albeggiare questo è la fase che più mi infastidisce la luce da fastidio agli occhi, si incrociano le prime macchine e la notte brva presenta il suo conto. Ciò nonostante riscivo ancora a correre e quindi avanti. Mi preparo quindi ad attaccare gli ultimi due colli fino alla vetta dell'ultimo colle il meteo era stato tutto sommato clemente sole a tratti e durante la notte un po' di pioggerellina ma niente di significativo. Comincio la discesa dell'ultimo colle dove si incrociano quei pazzi sactenati dei ciclisti, il polpaccio sinistro fa sempre più male ma continuo stringere i denti, ero 9^ assoluto...e chi lo avrebbe mai pensato, il tempo però si copre all'improvviso alzo gli occhi..."merda temporale!" non finisco di pensarlo che comincia a diluviare. Mancano 20 km al traguardo, tutto falso piano. Da quando mi si erano aperte le visciche vedevo che soffrivo solo in discesa e non in salita o in piano ma il corpo è strano e quando meno te lo aspetti ti presenta il suo conto. Mi trascino fino a 7 km dalla fine ero 10^ in linea con una chiusura sotto le 27 ore ma niente da fare. La contrattura aveva vinto e non mi è rimasto che camminare fino a poco prima dell'ultimo km lì l'orgoglio e forse anche il fatto che camminando qualcosa avevo recuperato mi hanno fatto riprendere a "correre", lo metto tra virgolette perché la sensazione era quella di essere un mimo mentre imita uno che corre. Taglio il traguardo 16^ in 27 ore 21' e le lacrime sono scese copiose anche questa volta!
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martedì 10 giugno 2008
mercoledì 30 aprile 2008
trail des balcons d’azur_dario tartari
Non ho la stoffa del narratore come alcuni di voi, ma la giornata lavorativa per ora insolitamente tranquilla mi permette un resoconto del Trail des balcons d’Azur.Mi era stato segnalato da un collega, Enzo, che ogni tanto trascorre qualche giorno di vacanza vicino a Cannes: cerco le solite info sul sito dedicato e via, parto solo alla volta di Theoule sur Mer (10 km dopo Cannes), armato di tutto quanto un trailer deve avere, compreso sacco a pelo per una notte in macchina; appena prima della partenza però telefono ad Andrea (Vallese66) e con lui mi accordo per ritrovarci verso le 17.00 al porto dell’ameno paesino francese, per poi eventualmente cercare una camera e passare la serata in compagnia.Dopo 4h 30’ di viaggio non stop scopro quanto Theoule sia proprio carino, inserito in una piccola insenatura, qualche turista in spiaggia, costruzioni abbastanza in sintonia con il paesaggio che già indica un anticipo di ciò che scopriremo; la placidità del mare dona una tranquillità che io e Andrea apprezziamo davvero, seduti al tavolino del bar sul mare a gustarci una birrettina.Troviamo poi una camera nell’unico residence-hotel-pensione disponibile, invero un poco troppo caro per il mio standard, ma oggi va bene così...mi concedo anche un bagnettino rilassante nella piscina del residence; passiamo la serata cenando e passeggiando sul lungomare....lo so, queste cose romantiche si fanno in un altro contesto, ma.....sarà lo spirito trail!!Sveglia di buon’ora, alle 05.00, i preparativi e i riti propiziatori (no macumbe) hanno la loro importanza; siamo ormai nello spazio antistante la zona partenza, osserviamo gli altri partecipanti alla ricerca di singolarità (e ce ne sono, eccome) e di avatar conosciuti.....ecco che vedo materializzarsi l’avatar di icoppi (Ivan) con Beatrice e altri suoi amici partecipanti; due parole e via.....partenza in spiaggia con tanta voglia di scoprire, in più la certezza che sarà il sole ad accompagnare la nostra avventura.Dopo pochissimo intravedo Enzo che osserva la fila passare: lui parteciperà alla 30 km che partirà di lì a un’ora, un bel cinque volante mi riempie di buon umore; io e Andrea procediamo assieme, cercando nel ritmo regolarità e prudenza, ma siamo comunque preda della “Mudandite”.....ci vuole tempo per carburare, assestarsi.Più saliamo e più il paesaggio si espande, ecco che ora inizia a regalarci qualche perla: la Costa Azzurra inizia a scoprire i suoi veli, le sue insenature nascoste; sentiamo qualche voce italiana dietro di noi, afferriamo un “ Reunion in 39 h”.....kaiser, ci vuole un tappeto rosso.....ecco chi è...Galletto dal biellese, noto ultratrailer coi fiocchi già incontrato alla Saintelyon, alla sua prima uscita stagionale.Faccio notare ad Andrea che stiamo andando tranquilli e prudenti si, ma forse non troppo....invece ok così, Galletto se ne va avanti, assieme a Marco, amico genovese di Andrea; la prima discesa è tecnica, lenta perchè ripida su pietrame e radici, poi inizia un tratto in costa-cresta anche con qualche roccetta, dal quale possiamo sempre più ammirare il contrasto tra le rosse rocce dell’Esterel, il verde intenso della macchia mediterranea e l’azzurro-blu del mare.Ora siamo ben carburati, è un vero piacere procedere, tant’è che inizio a concedermi qualche foto e qualche filmato “in corsa”; Ivan, dove sei? Ah sì, era già avanti a noi, ecco che ogni tanto lo intravediamo in lontananza e lo incrociamo quando il percorso compie un anello di passaggio sulla spiaggia.Si riprende a salire verso il Corno Rosso (lo è davvero), la salita è regolare, non ripida, il sentiero irrompe nella macchia; siamo felici perchè pervasi dal profumo dei fiori e degli arbusti, gli stessi che ci feriscono graffiandoci le gambe e le braccia.Andrea, che alto non è, si è sbucciato la pelata su un bel ramo...purtroppo la probabilità di centrarne qualcuno è alta: dal Corno Rosso parte un traverso spettacolare di 1 km circa, per me il momento più bello di questo trail: riusciamo a vedere tutto il massiccio dell’Esterel e dall’alto a godere di km e km di Costa Azzurra....sembra di volare....che emozione poter essere lì, in quel momento: le emozioni non finiscono, ci sorpassa proprio in quel tratto una ragazza giovane, direi proprio carina, con due gambe bellissime e un fondoschiena da spaccarci le noci....che giornata!!!!La discesa anche qui è tecnica, piuttosto lenta, il pietrame mette a dura prova la nostra attenzione e i nostri poveri piedini; arriviamo al ristoro (sono previste solamente acqua naturale e coca cola, no cibi solidi) e decidiamo per un primo spuntino delle nostre cibarie da zainetto: parmigiano-reggiano, tuc, insomma qualcosa di salato.Ripartiamo per la parte più veloce del percorso: un bel “trasferimento” verso l’interno del massiccio, qualche km pianeggiante su piacevole piccolo sterrato, poi ancora salita dove raggiungiamo Ivan, alle prese con una caviglia un po’ sofferente; insieme ridiscendiamo uno sterrato lungo e veloce che ci porta sino all’attraversamento di un piccolo ruscello.Ci rinfreschiamo (già, il sole inizia a picchiare duro) e saliamo la porzione di percorso che ci porterà al punto più alto: la salita è abbastanza ripida, il terreno mai comodo, ma andiamo bene, regolari, tant’è che continuiamo a sorpassare e mai ad essere sorpassati, sino ad arrivare ad un ristoro non previsto al 33° km.Rapido consulto, vediamo un po’ di ombra......pausa pranzo; ci fermiamo una decina di minuti e ne approfitto per cambiare maglia e fascia, ormai zuppe di sudore; ripartiamo in salita forse un po’ troppo allegri, visto che abbiamo qualcosa di nuovo nella pancia che attende di essere digerito.Ancora il percorso ci accompagna con bellissimi scorci, voglio distrarmi il più possibile perchè meritano davvero, ma la difficoltà del single track in discesa mi riporta a focalizzare quanto più imminente; attraversiamo i laghetti (per un attimo ho pensato ad un tuffo) e affrontiamo una dolce ma lunga risalita di corsa; continuiamo a riprendere concorrenti, ma ecco che iniziano i primi sintomi di fatica....qualche crampettino mi suggerisce che devo rallentare l’andatura.“Vai Andrea, io devo gestirmi un poco”.....vedo quindi il mio compagno piano piano allontanarsi in salita, ma lo rivedo dopo qualche minuto all’ultimo dei 3 ristori: vorrebbe aspettarmi, ma gli ripeto che dovrò andare lento, desidero che lui si diverta fino in fondo....vai pure, compagno.Siamo circa al 40° km, non forzando riesco a gestire la situazione: da un po’ non vediamo il mare, il rivederlo ora indicherebbe cosa ancora mi aspetta; il percorso ora si fa impegnativo alternando tratti in salita “facile” a tratti in discesa problematici: è ripida, di sassi e terra asciutta, la vegetazione spunta da ogni dove, devo rannicchiarmi continuamente per passare.Guido in discesa un trenino di tre, all’improvviso un grido e un tonfo pesante....il secondo del trenino è incespicato in una radice affiorante ed è caduto sui massi e nei rovi...io e il terzo lo aiutiamo a rialzarsi, è sanguinante per un taglio sulla rotula e per vari graffi, ma è duro e dopo un po’ prosegue come prima.E siamo ormai all’ultima salita, forse 150-200 m di dislivello e all’improvviso, quando mancheranno non più di 300 m alla fine della salita......bam; una improvvisa quanto forte crisi di energie mi costringe prima a rallentare notevolmente, poi a fermarmi completamente, seduto all’ombra; già lo scorso anno mi era capitata una crisi così, durante un allenamento sul Monte Baldo.Cerco di capire come sia meglio comportarmi, cerco lucidità....mi sono rimaste alcune razioni: 1 gel e 1 barretta, ma al solo guardarle mi si chiude lo stomaco, non riesco più nemmeno a bere... l’acqua del camel bag sa di plastica......oggi ho già ingerito 2 gel e 1 barretta, di “schifezze” non sentirei proprio il bisogno, ma devo...devo mangiare qualcosa.Decido quindi di succhiare piano piano il gel, ma che fatica.....passano intanto altri concorrenti: uno di questi guarda il suo GPS e mi dice “courage, 4 km - c’est finie”...io rispondo “mercì, moi aussi” (grazie, anch’io); riesco a ridere dentro di me e ciò mi dà la convinzione di provare a riprendere, piano piano, dopo una sosta di ben 15’.Scollino, vedo sotto di me Theoule vicinissima, ma sul piano non riesco ancora a riprendere la corsa; ecco che mi raggiunge anche Ivan con il suo amico preda dei crampi al 30° km, lo lascio andare dicendogli che non è il caso che mi metta a seguirli; poi però provo la corsa, riesco a tenerla...ecco la discesa, noto stupito che vado bene, i crampi non si ripresentano e riesco a finire più che discretamente, correndo bene tutto il tratto di paese sino al porto.Riesco anche ad arrabbiarmi con due ragazzi maleducati che proprio davanti a me buttano una bottiglia di plastica in mare, ma non posso litigare a parole....qualche gesto eloquente accende altri due trailers già arrivati, ma i due str...i scappano in moto; corro ancora, sino alla spiaggia dove ci attende il tappeto rosso stile “croisette” di Cannes per l’agognato arrivo.Per me poi arrivo piacevolissimo, dato che la famiglia e gli amici del buon Enzo al completo mi incita e mi applaude proprio sotto l’arco gonfiabile: non sapevo, ma avevo la clacque personale che mi attendeva...grazie davvero.Cerco poi Andrea, arrivato quasi mezz’ora prima, ci ritroviamo e decidiamo di passare qualche ora in spiaggia a riposare, onde evitare il Gran Rientro Infernale: la Riviera di Ponente è lunga e trafficata.Stiamo così in spiaggia finchè proprio non c’è più nessuno.....anche Ivan è già andato (in albergo, lui torna l’indomani).....l’abbiamo goduta la giornata, sino in fondo....ma non è finita; Andrea mostra una voracità da applausi a tavola, mentre io riesco solo a bere un the caldo e a sorseggiare una soupe de poisson, insomma un brodo di pesce.....pazienza, mi ripeto, quando lo stomaco chiamerà gli risponderemo.Alle 21.30 partiamo, ognuno per la propria direzione; un arrivederci alla prossima e un’amicizia che è già un bel regalo.Devo ora decidere chi mi accompagnerà a casa, dalle mie donne Ross e Sofia.......Bruce Springsteen è un’ottima compagnia......quando poi attacca Born to run sorrido.
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